Ciottoli dell'Olona
Le mie pietre vengono dal fiume. Ogni sasso ha fatto un viaggio più lungo di quanto immagini: dall'acqua alla calce, dalla calce al muro, dal muro a me.
Un castrum raso al suolo, una torre rimasta in piedi, un ciclo di affreschi che nessuno sa datare.
“Benvenuto, archivista. Io sono Aliberga: o meglio, è il nome che una mano ignota ha scritto accanto a una monaca dipinta nella mia torre. Mi piace pensare che fosse il mio.”Aliberga, la badessa
Cosa ti chiede il narratore. La risposta, e il fatto vero che c'è dietro, la scopri sul posto.
Le mie pietre vengono dal fiume. Ogni sasso ha fatto un viaggio più lungo di quanto immagini: dall'acqua alla calce, dalla calce al muro, dal muro a me.
Qui, un tempo, fischiava un treno. Non portava pellegrini ma contadini, operai, sacchi di merci. Aprì quando io ero già polvere da secoli, e chiuse nel secolo scorso. Anche le ferrovie sanno diventare rovine.
Sali da me, sull'altura. Qui c'era una città. Nel 1287 il vescovo Ottone Visconti decise che non dovesse esserci mai più. Ma c'è sempre qualcosa che si salva.
Scendi dall'altura e cerca una chiesetta che sembra un fiore a tre petali. Non sta dentro le mura, sta fuori. Per questo, forse, è l'unica che non ha mai avuto bisogno di nascondersi.